Opzioni binarie petrolio, si allarga spread Brent – WTI

Come ci ricorda il sito internet opzionibinarie.org, uno dei principali punti di riferimento italiani per tutti coloro che desiderano investire in strumenti finanziari e, in particolar modo, in strumenti finanziari derivati, il greggio Brent è stato in grado di raggiungere il massimo livello da tre anni a questa parte, avvicinandosi così al livello di 80 dollari al barile, spinto dalle crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente dopo il ritorno delle sanzioni contro l’Iran, gli scontri tra Israele e Iran sull’intervento in Siria, le proteste contro la nuova ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme e i vari disordini nella Striscia di Gaza, che hanno provocato decine di morti.

Come se non bastasse a tingere un quadro particolarmente desolante per la geopolitica globale, crescono ancora le preoccupazioni sulla possibile introduzione di maggiori sanzioni statunitensi contro il Venezuela dopo le prossime elezioni che si terranno il 20 maggio, poiché tali inasprimenti potrebbero accelerare il declino della produzione venezuelana di greggio. Insomma, tutto lascia intendere che le pressioni al rialzo sul prezzo del greggio saranno sempre più insistenti nelle prossime settimane, con il barile che mette nel mirino quota 100 dollari.

Spread Brent – WTI in allargamento

Dopo l’annuncio di nuove sanzioni contro l’Iran, lo spread tra Brent e WTI è cresciuto, toccando quota 8,1 dollari al barile, ovvero il livello più alto da agosto 2015 a questa parte. Tale evoluzione non deve però sorprendere gli analisti più attenti: è noto infatti che il prezzo del Brent è trainato verso l’alto da rischi geopolitici, e che dunque stia maturando un consolidamento dei rischi legati all’andamento delle esportazioni dall’Iran e delle crescenti tensioni in Medio Oriente. Al contrario, i prezzi WTI sono meno “aggrediti” dagli effetti che potrebbero scaturire in seguito agli impatti delle sanzioni contro l’Iran e delle strozzature interne (crescente produzione da scisto, alto livello di scorte a Cushing, e così via), a cui si aggiungono i costi di produzione e di trasporto.

Anche questi vincoli infrastrutturali e la minore esposizione ai rischi geopolitici stanno contribuendo ad allargare lo “sconto” del WTI rispetto al benchmark del Medio Oriente, attualmente vicino a 3,4 dollari per barile, il più grande spread mai registrato in più di quattro mesi, a riflesso di un appetito globale per il Medio Oriente. Un prezzo di riferimento inferiore potrebbe rendere attraenti le esportazioni americane di greggio in Asia e potremmo assistere dunque a un consolidamento di nuovi flussi di flussi commerciali nei prossimi mesi.

Le previsioni OPEC

Sempre al fine di contribuire a una migliore panoramica di quello che sta accadendo sul fronte del greggio internazionale, e di quello che potrebbe accadere nel prossimo futuro a influenza dei vostri investimenti, ricordiamo anche che secondo i dati contenuti nel rapporto mensile del mercato petrolifero dell’OPEC, appena pubblicato, l’Arabia Saudita ha ulteriormente abbassato la produzione di greggio ad aprile di circa 40 mila barili al giorno, raggiungendo il livello di produzione più basso da gennaio 2017, quando sono iniziati i tagli dell’output.

Secondo i calcoli di Bloomberg, questi dati, se confermati, suggeriscono che l’Arabia Saudita potrebbe aumentare la produzione di circa 190.000 barili al giorno e rispettare ancora i suoi limiti, se il Paese decidesse di compensare parzialmente le future perdite di forniture iraniane. Tuttavia, in base ai dati di fonti secondarie pubblicate dall’OPEC nello stesso rapporto, la produzione saudita ha rimbalzata il mese scorso, in aumento di circa 40 mila barili al giorno.

Ecco gli ultimi dati API

Concludiamo infine citando gli ultimi dati API, con l’American Petroleum Institute (API) che ha dichiarato che la scorsa settimana lo stock di greggio commerciale degli Stati Uniti è aumentata di 4,85 mb. Le scorte di Cushing sono aumentate di 0,06 mb mentre le scorte di benzina sono diminuite di 3,37 mb e le scorte di distillati sono calate di 0,8 mb.

Al di là di tali statistiche, appare evidente come l’attenzione degli investitori si stia orientando in misura crescente nel cercare di decifrare che cosa potrebbe accadere al prezzo del greggio nei prossimi mesi. L’impressione è che gli elementi di pressione nei confronti del valore di Brent e WTI non mancheranno di esercitare una buona influenza. Gli analisti si dicono convinti che il prezzo del barile potrebbe salire verso quota 100 dollari entro il prossimo anno, ma se lo shock delle tante situazioni potenzialmente esplosive dovesse farsi particolarmente incisivo, non è affatto detto che questa soglia non possa essere infranta ancora più nel breve termine.

Difficile, però, rassicurare tutti coloro che sono alla ricerca di “sicurezze” per aprire posizioni long sul mercato petrolifero. L’impressione è che la volatilità la farà da padrona ancora a lungo e che dunque il mercato si prepari a speculazioni improvvise per i trader più aggressivi, e a una condizione di breve termine non idilliaca per i più prudenti.

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