Gli imprenditori italiani più potenti: quando le imprese influenzano la politica

Geschftsmann vor BrogebudeOltre a una buona preparazione, un’ampia visione di insieme e un forte spirito di servizio nei confronti del proprio paese, per fare politica un elemento fondamentale che si deve avere a disposizione sono i soldi. Infatti una campagna elettorale efficace può costare cara e ancora di più una magistratura.

Per questo sempre più spesso in Italia si verifica una contaminazione e una collaborazione tra mondo della politica e mondo dell’impresa e dell’imprenditoria, perché nel nostro paese i soldi sono soprattutto nelle mani di politici e imprenditori.

Imprenditori e politica

In molti casi si verifica che degli imprenditori decidano di scendere in campo e di fare anche i politici, si veda il caso di Silvio Berlusconi, che durante la sua carriera politica ha sborsato oltre 100 milioni di euro per finanziare la politica italiana, e in particolare il suo partito e la colazione di centrodestra, ed è stato per 4 volte Presidente del Consiglio e ha presieduto diversi ministeri.

In altri casi al contrario si hanno degli imprenditori che decidono di non scendere apertamente in campo, ma che grazie al loro potere e ai loro soldi, sono in grado di influenzare la politica del paese.

Tra i molti si può citare il Vice Presidente Esecutivo e Amministratore Delegato del Gruppo Pirelli Marco Tronchetti Provera, alla dirigenza dell’azienda leader nel campo degli pneumatici da oltre 20 anni, in dei ruoli esecutivi chiave che gli hanno assicurato potere, prestigio e fama internazionale. Anche se non ha mai voluto candidarsi o presentarsi assieme a qualche partito, nel 2012, assieme ad altri potenti imprenditori come Diego della Valle e Luca Cordero di Montezemolo, ha deciso di finanziare la campagna elettorale di Mario Monti, premier della coalizione centrista Monti per l’Italia.

Quanto contano i gruppi di potere

Oltre al mondo dell’imprenditoria, un altro mondo, ad esso parallelo e strettamente legato, che è in grado di influenzare la politica italiana e che annovera nelle sue file dei personaggi molto potenti, è quello della Finanza. Non per niente nella classifica 2016 stilata dalla rivista Forbes sugli uomini più potenti del pianeta, per l’Italia e l’Europa primeggia Mario Draghi, il Presidente della Banca Centrale Europea. Già Presidente della Banca Centrale d’Italia, a livello politico si definisce un liberal-socialista e non si riconosce né di destra né di sinistra. Fa inoltre parte del Gruppo dei Trenta, che si occupa di approfondire questioni economiche e finanziarie di importanza globale e di valutare le conseguenze delle azioni intraprese sia nel settore privato ma anche in quello pubblico, comprese quindi le decisioni e le manovre finanziarie dei governi.

E a proposito di gruppi di potere, in ambito italiano non si può non citare il Salotto Buono della Finanza italiana di Piazzetta Cuccia, che per anni ha diretto il traffico del capitalismo italiano grazie all’azione del suo fondatore Enrico Cuccia, e che ora sembra entrato in crisi. La causa può essere la nuova svolta presa da Mediobanca, che intende diventare più banca e meno holding, anche grazie alla riorganizzazione del suo gruppo azionario, che vede Unicredit in prima posizione.

Quando la politica è un affare di famiglia

Nel rapporto tra storia politica ed economica del nostro paese, nella lista degli imprenditori più potenti che hanno giocato un ruolo chiave, è d’obbligo citare i membri della famiglia Agnelli, in particolare Gianni Agnelli, anche noto come l’Avvocato. Amante della politica e del gioco diplomatico internazionale, nel ruolo di Presidente del Gruppo FIAT ha condizionato la politica italiana dagli anni ’70 al 2000, e fu anche nominato Senatore della Repubblica Italiana dal Presidente Francesco Cossiga nel 1991. Anche il fratello, Umberto Agnelli, negli anni ’70 fu Senatore della Repubblica nelle file della Democrazia Cristiana e tentò di influenzare la politica grazie al suo potere in campo economico, per esempio con la richiesta fatta a Ciampi nel 1980 di svalutare la lira per favorire la sua azienda e, a parer suo, tutto il paese.

Do ut des

Infine, seguendo il principio del do ut des, sono molti anche gli imprenditori e i grandi dirigenti d’azienda che finanziano la politica nel tentativo di influenzarla a loro favore, nella speranza che il candidato foraggiato abbia l’occasione di restituire. Quelli che spesso hanno degli interessi economici concreti nel finanziare i partiti, sono soprattutto i re degli appalti che riguardano il settore dei trasporti, del cemento, dei servizi, della sanità e anche dei migranti.

Si può per esempio citare il Gruppo Gavio, che oggi è il quarto operatore al mondo nella gestione di autostrade a pedaggio, e che da anni contribuisce al finanziamento della politica nazionale con grosse cifre.

Anche nel settore sanitario l’aggancio politico può essere utile, soprattutto per farsi accreditare presso le agenzie sanitarie locali per le cure private. Lo sa bene anche il neo Presidente di Federfarma Marco Cossolo, la federazione che rappresenta le farmacie private convenzionate con il servizio sanitario, e anche Multimedica, colosso lombardo dei poliambulatori privati, che negli ultimi dieci anni ha versato 190 mila euro ai partiti che hanno governato la Lombardia.

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