Nazionalizzazione MPS, si tratta a oltranza sui NPL

sfera denaroNon c’è ancora accordo sulla valutazione del portafoglio dei Non performing Loans in uscita di Banca Monte dei Paschi di Siena. È quanto riporta il Sole24Ore sulla cessione a fondi terzi dei crediti deteriorati detenuti dalla banca.

 

Il piano di salvataggio dell’istituto di credito, tramite ricapitalizzazione precauzionale a carico dello Stato, è stato definito dai vertici di MPS e già avallato dalla Banca Centrale europea e dalla Commissione europea. Nei giorni scorsi, però, un nuovo intoppo potrebbe allungare i tempi.

 

In particolare, come rivelato dal quotidiano economico, si è riaperta la discussione sul trattamento dei Npl. Il progetto iniziale prevedeva la cessione di questi capitali – che ammontano a 26 miliardi lordi – al 20-21% del loro valore nominale; i tre fondi interessati a rilevare i crediti deteriorati, però, hanno avviato una due diligence di valutazione portafoglio Npl, nello specifico dei 2 miliardi di sofferenze lorde relative all’ultimo trimestre del 2016, escluse dal portafoglio già valutato lo scorso autunno.

 

I problemi sono emersi sulla valutazione del sottostante, con i fondi coinvolti nell’operazione che avrebbero chiesto di abbassare il prezzo di cessione dei crediti. Questo “sconto” comporterebbe il rischio di dover ridiscutere l’intero piano di ricapitalizzazione con le istituzioni europee. Vendere gli NpL ad un prezzo eccessivamente basso, infatti, causerebbe un ulteriore deterioramento del valore nominale dei crediti, generando anche responsabilità in capo agli amministratori, soggetti tra l’altro a tutti i controlli aggiuntivi di finanza pubblica, trattandosi di una banca in via di nazionalizzazione.

 

Secondo il Sole24Ore, è “probabile” che due fondi su tre si ritirino dall’operazione: si tratta di Elliott e Fortress. Alla base della rinuncia la valutazione sulla valorizzazione degli asset. Il terzo fondo, Atlante 2, rimane invece disposto a procedere, anche da solo.

 

L’agenda pensata inizialmente, dopo 12 mesi di trattative e approfondite due diligence, prevedeva la definizione dello schema di cessione dei Npl entro il 28 giugno, in modo da inviare per tempo alla Commissione europea la bozza del piano di ristrutturazione complessivo. Gli investitori avevano un’esclusiva fino a questa data per presentare un’offerta vincolante per rilevare i crediti sofferenti.

 

Gli analisti hanno evidenziato che – nonostante la notizia del ritiro dei due investitori possa rallentare di qualche mese la realizzazione della ristrutturazione precauzionale, aumentando l’incertezza – non dovrebbero esserci rischi sulla buona riuscita dell’operazione, visto che altri fondi dovrebbero interessarsi a co-investire con Atlante per rilevare non soltanto le tranche “mezzanine” ma anche la piattaforma di recupero dei Non performing Loans.

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